Aria condizionata e allenamento: si o no?

essere divenire Giugno 24, 2019 0 comments 0

Cerchiamo di fare chiarezza, per quanto possibile, sulla questione allenamento/temperatura e rispondere a coloro che si chiedono come mai alcune palestre offrano tra i servizi l’aria condizionata e altre no.

La prima riflessione è: perché allora non correre una maratona al chiuso con aria condizionata?

Scherzi a parte, per poter fare chiarezza occorre iniziare dalle dovute premesse, ricercando nella fisiologia del corpo umano alcuni elementi chiave.

Primo elemento da considerare: per assolvere alle proprie funzioni fisiologiche il corpo deve mantenere la temperatura corporea intorno ai 37° circa. Durante l’attività fisica la maggior parte dell’energia viene trasformata in calore con il conseguente aumento della temperatura a circa 40°.

Un altro elemento chiave risiede nell’idratazione. L’acqua che si perde con la sudorazione fa aumentare la densità e la viscosità del sangue, cha fa più fatica a circolare. Ne deriva una scarsa ossigenazione dei tessuti e degli organi. Inoltre, durante la sudorazione, si riscontra un ulteriore fenomeno: la perdita di elettroliti, importanti per la conduzione nervosa e per la contrazione muscolare. Si inserisce in questo contesto il concetto di termoregolazione.

Alla luce di quanto scritto verrebbe da pensare che l’aumento della temperatura ambientale legato alla stagione estiva sia solo un male per il fisico e per le prestazioni. Spezziamo subito una lancia a favore ricorrendo sempre alla fisiologia dicendo che con l’aumento della temperatura corporea il muscolo ottimizza le proprie caratteristiche visco-elastiche, migliora l’elasticità dei tendini e, fino a temperature non superiori a 40°, aumenta la velocità di conduzione nervosa. È, infatti, il principio base per il quale prima di ogni attività fisica è opportuno eseguire il cosiddetto warm up generale.

Giunge ora il momento delle conclusioni, non solo personali. Il corpo è una macchina perfetta e il suo funzionamento si basa sul principio dell’omeostasi. Ogni situazione, ogni cambiamento intra o extra corporeo porta ad una reazione da parte dell’organismo che avvia strategie di compensazione per riportare all’equilibrio. Questo ADATTAMENTO, nello specifico al cambiamento della temperatura ambientale, è fisiologico come capita ad esempio per il jet lag (che richiede circa 2 settimane di recupero). Modificare la temperatura dell’ambiente dove si pratica l’attività fisica non fa altro che prolungare questo periodo di adattamento, che può portare ad un continuo senso di stanchezza e diminuzione delle prestazioni.

Quindi cosa fare?

1) Allenarsi in un luogo pulito con un buon ricircolo naturale di aria. Le buone vecchie finestre spalancate, per intenderci, sono l’ideale.
2) Idratarsi prima, durante e dopo l’allenamento con piccoli sorsi d’acqua o anche con bevande isotoniche di elettroliti sarà un’ottima strategia per mantenere una buona idratazione e quindi una buona prestazione.
3) Affidarsi a un coach, allenatore, preparatore o istruttore che si voglia, sarà la scelta migliore perché sarà in grado di proporre un riscaldamento generale (innalzamento della temperatura corporea e preparazione delle strutture primarie all’attività fisica) adeguato al periodo, all’ambiente di esercizio e alla tipologia di allenamento (anche con intensità e volumi di lavoro modulati).

Si darà così la possibilità all’organismo di creare i presupposti dell’adattamento fisiologico al periodo e quindi al benessere psico-fisico.

Per ultimo, ma più importante, cercate di utilizzare e pensare al nostro corpo come al mezzo per ottenere benessere o il miglioramento della performance, e non come fine stesso.

Sudare fa bene, buona estate!

Andrea Scoditti
Laureato in Tecniche di Radiologia Medica a Torino ed istruttore certificato CONI di allenamento funzionale. Laureando in Scienze Motorie presso il polo UNIASTISS, attualmente collabora con un’ importante struttura sportiva di Torino come istruttore e personal trainer.

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