Preparazione yogica al Natale: consigli e pratiche

essere divenire Dicembre 18, 2018 0 comments 7

Chi pratica con me lo sa. Lo yoga non è solo allenamento fisico sul tappetino. Anzi. Lo yoga inizia quando abbandoniamo la distinzione “sto praticando yoga”, “non sto praticando yoga”. Lo yoga è uno stile di vita, e in quanto tale non è possibile affermare di non praticare perché in quel momento non si sta sul tappetino. Deve coinvolgere i nostri comportamenti, i nostri atteggiamenti, le nostre emozioni, i nostri pensieri. Inteso come filosofia di vita, lo yoga comprende infatti una serie di precetti, ovvero una serie di regole e attitudini morali, che Patanjali, autore degli Yoga Sutra, uno dei più antichi testi di riferimento dello yoga, scrisse più di duemila anni fa.

Uno di questi insegnamenti, tra le 5 regole Yama (codice etico di comportamento con gli altri), è Ahimsha, una parola sanscrita che significa non violenza.
La non violenza è riferita in termini fisici, cioè non arrecare danno fisico a qualcuno o qualcosa, ma anche e soprattutto al non essere violenti con parole e pensieri.
Spesso è proprio questa forma di violenza infatti la più difficile da superare e da guarire.

Il mio suggerimento è quello di cogliere l’opportunità in questo periodo di festa, ma a volte anche di stress e tensione, per essere più comprensivi e più tolleranti cercando di esprimere la nostra opinione in modo non offensivo evitando di aggredire l’altro. Non sempre sarà facile, non sempre ci riusciremo. Noi mettiamoci intanto l’intenzione.
Ricordiamoci però che questo è un concetto applicabile anche, e in primo luogo, nei confronti di noi stessi.
Durante le lezioni di yoga, ad esempio, cerchiamo di praticare con amore e gentilezza verso noi stessi, evitando pensieri del tipo “ancora non so fare questa posizione, che fallimento” oppure “sono una schiappa non ci riesco e mai ci riuscirò”. La pratica sarà decisamente migliore! Così come i nostri risultati. Con calma e pazienza arriveremo dove vogliamo.

Da un punto di vista più spirituale invece, vi suggerisco due rituali yogici che potranno accompagnare al meglio la celebrazione di questa festa, la vittoria della luce sull’oscurità e la rinascita della luce. Probabilmente molti di voi già li conoscono perché amo proporli nelle mie lezioni in questo periodo.

Il primo è una tecnica di purificazione degli occhi: trataka, lo sguardo fisso su una candela.
• Procurati una candela bianca e ponila davanti a te, accesa, a una distanza di 15-20 centimetri.
• Assumi una posizione comoda, che non ti disturbi nei successivi 5-10 minuti.
• Tieni gli occhi fissi sulla fiamma della candela, senza sbattere le palpebre. Gli occhi, mancando la naturale pulizia che svolgono le palpebre ogni volta che le battiamo, cominceranno a far sgorgare le lacrime, senza sforzo.
• Lascia uscire le lacrime, senza preoccuparti di asciugarle, né di soffiarti il naso; non preoccuparti di altro se non di lasciar fluire ciò che vuole lasciarti, insieme con le lacrime che, come sappiamo, “puliscono” anche il dolore.

Questo secondo rituale invece possiamo pensarlo come una sorta di lettera yogica a noi stessi e all’universo.
Scrivi, possibilmente sul tuo quaderno yogico o su normali fogli, una cosa che non vuoi portare nell’anno nuovo, qualcosa che senti ti appesantisca, ti blocchi, ti trattenga e di cui vuoi liberarti e un’intenzione (sankalpa), un desiderio, qualcosa che intendi invece sviluppare di te nel nuovo anno.

Non mi resta che augurarvi fantastiche e luminose feste!

E..buona pratica.

Emanuela

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